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Perché Gesù parlava attraverso i simboli

Immagine del redattore: andrea bertolini
andrea bertolini
2 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min

Libro aperto illuminato da una luce dorata, simbolo della lettura iniziatica dei Vangeli

Quando leggiamo i Vangeli incontriamo continuamente immagini: il seme, la lampada, la porta, il pane, la vite, il deserto. Siamo così abituati a sentirle che spesso non ci domandiamo perché Gesù abbia scelto di insegnare attraverso parabole e simboli. Non si tratta soltanto di un linguaggio semplice, destinato a uomini e donne che vivevano di agricoltura e pastorizia. Nel Vangelo di Matteo, quando i discepoli gli chiedono perché parli in parabole, Gesù distingue tra l’ascoltare esteriormente e il comprendere interiormente.


Il simbolo possiede proprio questa caratteristica: può essere compreso a livelli differenti. Un seme rimane un seme, ma può rappresentare anche una possibilità spirituale deposta nell’essere umano. Una lampada illumina una stanza, ma può indicare la luce della coscienza. Una porta consente di entrare in una casa, ma diventa anche la soglia fra due stati dell’essere.


La lettura iniziatica non nega il significato storico, morale o religioso dei Vangeli. Cerca piuttosto di penetrarlo più profondamente. Gli avvenimenti esteriori diventano mappe di un processo interiore: il Cristo non è soltanto colui che incontriamo nel racconto, ma anche una presenza che deve nascere, crescere e agire dentro di noi. In questa prospettiva, i personaggi, i luoghi e le azioni evangeliche descrivono spesso forze e passaggi presenti nell’anima umana.


Gli antichi lettori cristiani conoscevano bene questa pluralità. Accanto al senso letterale cercavano un insegnamento morale e uno spirituale. Non tutto era ridotto alla cronaca. Recuperare oggi questo sguardo non significa attribuire arbitrariamente qualsiasi significato al testo, ma lasciare che immagini collegate fra loro formino una trama coerente.


Il simbolo, però, non si lascia rinchiudere in una definizione. Se lo riduciamo a una formula — acqua uguale purificazione, luce uguale conoscenza — ne perdiamo la vitalità. Deve essere contemplato, attraversato e messo in relazione con la nostra esperienza. Per questo gli stessi simboli ritornano più volte assumendo sfumature differenti.


Inizia così il nostro viaggio nei Vangeli canonici. Non cercheremo significati segreti per il gusto del mistero, ma indicazioni capaci di trasformare il modo in cui osserviamo noi stessi. La prima domanda non sarà quindi: “Che cosa significa questo simbolo?”, ma: “Che cosa sta cercando di risvegliare in me?”

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