Il pane il vino e la vite

Il pane e il vino sono alimenti quotidiani, ma nei Vangeli diventano il centro di un mistero. Il pane nasce da molti chicchi macinati e riuniti in un unico impasto; il vino da molti acini pressati e trasformati attraverso la fermentazione. Entrambi sono il risultato di un processo: la natura offre la materia, ma è necessario un lavoro perché essa diventi nutrimento.
Quando Gesù spezza il pane e condivide la coppa durante l’Ultima Cena, interpreta attraverso questi gesti la propria esistenza. “Questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue” non indicano soltanto il sacrificio imminente: esprimono una vita offerta affinché possa diventare alimento per altri. Il Maestro non trasmette unicamente parole, ma una sostanza spirituale alla quale il discepolo è chiamato a partecipare.
Nel Vangelo di Giovanni l’immagine si amplia: “Io sono la vite, voi i tralci”. Il tralcio non produce frutto grazie a uno sforzo isolato, ma perché rimane collegato alla vite e ne riceve la linfa. Questa relazione non annulla l’individualità; le consente di diventare feconda. Separato dalla sorgente, il tralcio conserva per qualche tempo la propria forma, ma perde progressivamente la vita.
Da una prospettiva iniziatica, mangiare il pane e bere il vino significa assimilare l’insegnamento. Possiamo conoscere a memoria le parole del Vangelo senza permettere che diventino parte di noi. Assimilare richiede tempo, esperienza e trasformazione, come avviene per il cibo nel corpo.
La moltiplicazione dei pani aggiunge un’altra dimensione. Ciò che viene offerto appare insufficiente rispetto alla moltitudine, ma nelle mani di Gesù diventa abbondante. La vita spirituale non moltiplica ciò che tratteniamo per paura: opera su quanto siamo disposti a mettere in comune, anche quando sembra troppo poco.
Anche il lavoro compiuto dall’uva è significativo. Per diventare vino deve essere raccolta, pressata e lasciata fermentare. Le prove della vita possono schiacciarci oppure, se attraversate coscientemente, liberare un’essenza che altrimenti rimarrebbe chiusa.
Pane, vino e vite ci ricordano infine che il cammino non è soltanto individuale. Siamo chicchi di uno stesso pane e tralci nutriti da una stessa radice. La domanda non è soltanto quale nutrimento riceviamo, ma quale qualità di nutrimento siamo capaci di diventare per gli altri.



Commenti