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La barca il mare e la tempesta

Immagine del redattore: andrea bertolini
andrea bertolini
6 ore fa
Tempo di lettura: 2 min



I Vangeli raccontano più volte di una barca minacciata dal mare. In un episodio Gesù dorme mentre la tempesta riempie lo scafo d’acqua; in un altro raggiunge i discepoli camminando sulle onde. Sono scene drammatiche, ma anche immagini precise della condizione umana.


La barca è uno spazio fragile e circoscritto che attraversa una realtà molto più grande. Può rappresentare la nostra coscienza individuale, o la comunità di coloro che percorrono insieme una Via. Il mare, nel simbolismo antico, è il regno delle forze instabili e caotiche. Cambia rapidamente, non offre un terreno sul quale fermarsi e può sollevarsi senza preavviso: assomiglia al mondo delle emozioni quando non è illuminato dalla presenza.


I discepoli non sono inesperti: alcuni di loro sono pescatori. Eppure la paura prende il sopravvento. Anche noi possiamo conoscere tecniche e insegnamenti, ma quando una tempesta tocca un punto sensibile dimentichiamo tutto. L’acqua entra nella barca e ciò che era esterno penetra nell’interiorità.


Gesù dorme, ma la sua presenza è nella barca. Da una prospettiva iniziatica, il Cristo interiore può essere presente in forma ancora dormiente: esiste come possibilità, ma deve essere chiamato. Quando si desta, non fugge dalla tempesta; introduce un ordine capace di placare le acque.


Anche il sonno di Gesù contiene un insegnamento. La sua quiete non è incoscienza, ma assenza di identificazione. Mentre i discepoli vengono occupati completamente dalla paura, egli rimane collegato a un centro che la tempesta non può raggiungere. La calma nasce da questa profondità, non dalla negazione del pericolo.


È la differenza fra essere calmi perché nulla accade ed essere presenti mentre le onde continuano a sollevarsi.


Camminare sul mare rappresenta un ulteriore passaggio. Non significa reprimere le emozioni, ma non esserne sommersi. Pietro riesce a procedere finché mantiene lo sguardo orientato; quando torna a identificarsi con il vento e con la paura, comincia ad affondare.


La tempesta rivela così dove si trova la nostra attenzione. Nei momenti difficili possiamo osservare l’onda senza negarla e ricordare che non siamo soltanto il mare agitato. Esiste anche la barca, esiste una direzione ed esiste, talvolta ancora addormentata, una presenza capace di pronunciare dentro di noi: “Taci, calmati”.

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