7 - La Gnosi esclusa dall’ortodossia
Nei primi secoli il cristianesimo non si presentava come un edificio già compiuto. Esistevano comunità diverse, diffuse tra Palestina, Siria, Egitto, Asia Minore e Roma. Ognuna custodiva racconti, lettere, interpretazioni e pratiche proprie. Accanto ai testi che sarebbero entrati nel Nuovo Testamento circolavano il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Verità e molti altri scritti nei quali la salvezza veniva descritta come risveglio e conoscenza della propria origine divina.
Con il passare del tempo, però, la Chiesa sentì la necessità di definire una dottrina comune. L’unità era indispensabile per attraversare persecuzioni, controversie e divisioni interne. Si affermarono così alcuni criteri: la successione apostolica, l’autorità dei vescovi, una regola condivisa della fede e un insieme riconosciuto di Scritture.
Ireneo di Lione, verso la fine del II secolo, combatté duramente le scuole di Valentino e le altre correnti che definiva eretiche. Dopo di lui Tertulliano, Ippolito ed Epifanio continuarono questa opera di confutazione. Proprio grazie ai loro scritti abbiamo conosciuto per secoli i nomi e alcune dottrine degli gnostici, ma attraverso lo sguardo dei loro avversari.
La formazione del canone fu graduale.

La lettera festale di Atanasio del 367 contiene per la prima volta l’elenco dei ventisette libri che compongono l’attuale Nuovo Testamento. Gli altri testi non scomparvero nello stesso istante, ma persero progressivamente autorità, smisero di essere copiati e, in alcuni casi, furono nascosti o distrutti.
Non dobbiamo immaginare soltanto una cospirazione, ma un lungo processo storico nel quale una forma di cristianesimo divenne normativa e le altre furono sospinte ai margini. La Gnosi cessò di avere cittadinanza nella Chiesa ufficiale, ma non si spense. Alcuni dei suoi temi continuarono a vivere in forme differenti: nella contemplazione, nel monachesimo, nelle correnti dualistiche e nella mistica.
La storia della Gnosi, da questo momento, diventa quindi la storia di un fiume sotterraneo. Talvolta sembra scomparire; poi riaffiora in luoghi lontani, con parole nuove, portando con sé la stessa domanda: è possibile conoscere il divino attraverso un’esperienza interiore? Seguire questo fiume non significa sostenere che ogni mistico sia stato segretamente gnostico. Significa osservare come un’esigenza spirituale esclusa dalla porta principale abbia continuato a cercare altri passaggi nella storia cristiana.



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