12 - I catari e la Chiesa della conoscenza
Tra il XII e il XIII secolo, nell’Italia settentrionale e soprattutto nella Francia meridionale, si diffuse un movimento che la storia avrebbe ricordato con il nome di catarismo. I suoi appartenenti preferivano definirsi buoni cristiani, buoni uomini e buone donne. Aspiravano a seguire il Vangelo attraverso una vita semplice, povera e coerente.
Le comunità catare distinguevano generalmente tra i credenti e coloro che avevano ricevuto il consolamentum, un battesimo spirituale mediante l’imposizione delle mani. Questi ultimi conducevano una vita ascetica, dedicata alla preghiera e alla predicazione. Anche le donne potevano ricevere il consolamentum e svolgere un ruolo importante nelle comunità.
Non esisteva una sola dottrina catara. Alcuni gruppi professavano un dualismo radicale tra due principi, mentre altri consideravano il principio del male una creatura decaduta. In entrambe le prospettive il mondo visibile appariva come una realtà segnata dalla corruzione, dalla quale l’anima doveva liberarsi.
Le somiglianze con i bogomili sono numerose. Esistono testimonianze di contatti tra l’Oriente balcanico e l’Occidente, e alcuni testi circolarono in entrambe le aree. Non ogni passaggio può essere ricostruito con certezza, ma l’affinità spirituale è evidente: rifiuto della ricchezza ecclesiastica, centralità del Vangelo, battesimo spirituale e liberazione dell’anima dalla prigionia del mondo.
La Chiesa di Roma percepì il catarismo non soltanto come una deviazione dottrinale, ma come una vera alternativa religiosa. Nel 1209 iniziò la crociata contro gli albigesi. Città e villaggi furono assediati, mentre l’Inquisizione proseguì successivamente l’opera di repressione. La caduta di Montségur nel 1244, con la morte di più di duecento catari, divenne il simbolo della loro tragedia.

Sarebbe sbagliato idealizzare ogni aspetto del catarismo o trasformarlo in una copia esatta della Gnosi antica. Eppure vi ritroviamo ancora una volta la contrapposizione tra il mondo e il Regno, la nostalgia dell’origine e la convinzione che la salvezza richieda una conoscenza capace di cambiare la vita.
Le loro comunità furono disperse, ma la domanda che le aveva generate rimase viva: può il cristianesimo tornare a essere un’esperienza interiore prima ancora che un’istituzione? Anche dopo la sconfitta, il ricordo dei buoni uomini e delle buone donne continuò a rappresentare la possibilità di una fede testimoniata attraverso la vita e non imposta soltanto dall’autorità.



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