11 - Dai pauliciani ai bogomili
Tra il VII e il X secolo, nelle regioni di confine dell’Impero bizantino, comparvero comunità cristiane difficili da ricostruire con precisione. Gran parte delle informazioni proviene infatti dai loro avversari, che tendevano a riunire esperienze differenti sotto le etichette di eresia o manicheismo.
I pauliciani si svilupparono in area armena e anatolica. Attribuivano particolare importanza alle lettere di Paolo, rifiutavano una parte dell’organizzazione ecclesiastica e cercavano una forma di cristianesimo più semplice. Le persecuzioni e i trasferimenti imposti dagli imperatori bizantini condussero alcune loro comunità verso la Tracia e i Balcani.
Nel X secolo, in Bulgaria, apparve il movimento dei bogomili, il cui nome viene tradizionalmente collegato al sacerdote Bogomil. La loro predicazione incontrò popolazioni oppresse dalla guerra, dalle tasse e dalla ricchezza del clero. Ai grandi edifici e ai sacramenti esteriori contrapponevano una comunità povera, la preghiera e una lettura spirituale del Vangelo.
La loro visione era dualistica, anche se non tutte le comunità professavano le stesse dottrine. Il mondo visibile veniva considerato opera di un principio inferiore o ribelle, mentre l’anima apparteneva al Padre celeste. La salvezza consisteva nel liberarsi dall’asservimento alla materia e nel ritrovare la propria origine.
È possibile dimostrare una linea diretta che dal manicheismo passa ai pauliciani e quindi ai bogomili? Gli studiosi sono prudenti. Le fonti sono frammentarie e spesso polemiche. Tuttavia, non possiamo ignorare le affinità: il contrasto tra il regno della luce e il mondo dominato dall’avversario, il rifiuto di una religione puramente esteriore e l’idea che nell’uomo sia presente qualcosa che non appartiene a questo mondo.
Dalla Bulgaria il bogomilismo si diffuse in Macedonia, Serbia, Bosnia e nell’Impero bizantino. Le vie commerciali e gli spostamenti dei predicatori lo portarono anche verso l’Occidente.

Nei Balcani la Gnosi sembra quindi riemergere con un linguaggio medievale. Non possiamo parlare sempre di identità dottrinale, ma riconosciamo la stessa inquietudine: il desiderio di tornare a un cristianesimo vissuto, povero e capace di restituire all’uomo la memoria della propria origine spirituale. È questa prudenza a permetterci di vedere le somiglianze senza trasformarle in certezze artificiali e, nello stesso tempo, di non ignorare un fenomeno che attraversò per secoli regioni molto lontane.



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