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La montagna Salire verso un altro stato di coscienza

Immagine del redattore: andrea bertolini
andrea bertolini
11 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min



Nei Vangeli Gesù sale più volte sulla montagna: per pregare, per insegnare, per compiere guarigioni e, infine, per manifestarsi nella Trasfigurazione. La montagna non è soltanto uno scenario geografico. Riprende un grande simbolo biblico: Mosè riceve la Legge sul Sinai ed Elia incontra la voce divina sull’Oreb. È il luogo in cui la terra sembra avvicinarsi al cielo.


Ogni salita richiede uno sforzo. Occorre abbandonare la pianura, scegliere un sentiero e sostenere la fatica. In termini interiori, significa sottrarsi almeno temporaneamente alla dispersione della vita ordinaria. Non perché il mondo sia negativo, ma perché dal suo stesso livello vediamo soltanto una parte della realtà. Salire vuol dire raccogliere l’attenzione e raggiungere un punto dal quale le cose appaiono in una relazione nuova.


Nel Discorso della Montagna Gesù trasmette un insegnamento che capovolge i criteri comuni: beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, i perseguitati. Non si tratta di un elogio della debolezza, ma della descrizione di qualità che emergono quando l’essere umano smette di vivere unicamente secondo la logica dell’affermazione personale.


Nella Trasfigurazione il simbolo diventa ancora più intenso. Sul monte il volto di Gesù risplende e le sue vesti diventano luminose. Pietro, Giacomo e Giovanni vedono per un istante ciò che nella vita quotidiana rimane velato. Poi devono discendere. L’esperienza spirituale autentica non ci trattiene sulla vetta: ci restituisce alla vita con uno sguardo trasformato.


I tre discepoli vorrebbero costruire delle tende e prolungare quel momento. È una reazione comprensibile: quando tocchiamo uno stato diverso desideriamo trattenerlo. Ma la coscienza non può essere imprigionata in una forma. La visione deve diventare forza per affrontare ciò che attende più in basso.


La discesa verifica se la luce è diventata presenza oppure soltanto il ricordo di un’esperienza eccezionale.


La montagna rappresenta quindi uno stato di coscienza più elevato, ma anche il lavoro necessario per raggiungerlo. Nessuno può essere trasportato stabilmente sulla cima senza percorrere il sentiero. Possiamo tuttavia creare ogni giorno una piccola salita: un momento di silenzio, una meditazione, un atto di presenza. E quando torniamo a valle, possiamo domandarci se qualcosa della luce intravista continua ad accompagnarci.

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