Il fuoco custodito: la luce che nasce nel grembo dell’inverno 1-2 febbraio
- andreabertolini62
- 28 gen
- Tempo di lettura: 2 min
C’è un momento dell’anno che passa quasi inosservato. Non ha la forza simbolica del solstizio d’inverno, né l’evidenza luminosa dell’equinozio di primavera. Eppure, dal punto di vista iniziatico, è uno dei passaggi più delicati e profondi del ciclo annuale.

Imbolc, nella tradizione celtica, e la Candelora, nel calendario cristiano, cadono esattamente a metà strada tra il buio più profondo dell’inverno e il primo vero equilibrio della primavera. Non segnano una vittoria della luce, ma il suo concepimento. È la luce che non si mostra, che non trionfa, che non riscalda ancora il mondo, ma che ha già iniziato a vivere.
Imbolc è la festa del latte nelle mammelle delle pecore, del grembo che si prepara, del fuoco custodito. È una festa profondamente femminile. Non parla di espansione, ma di protezione. Non invita all’azione, ma all’ascolto. La dea Brigid non porta il sole: porta una fiamma che deve essere difesa dal vento.
La Candelora, nella sua forma cristiana, racconta lo stesso mistero con un altro linguaggio. La candela non illumina il mondo: illumina lo spazio immediato, ciò che è abbastanza vicino da poter essere visto senza illusione. È una luce sobria, umile, interiore. Una luce che non promette salvezze, ma chiede presenza.

Dal punto di vista gnostico, questo tempo intermedio è una soglia sottile. È il momento in cui qualcosa dentro di noi ha già detto sì, ma non ha ancora trovato forma. Un’intuizione, una domanda, una inquietudine silenziosa. Non siamo più nel gelo dell’inverno, ma non siamo ancora pronti a fiorire.
E forse è proprio questo il senso più profondo di Imbolc–Candelora: ricordarci che ogni vero cammino nasce così. Non nel clamore, ma nel silenzio. Non nella certezza, ma in un calore fragile che chiede di essere custodito.
Chi sente questa risonanza sa che non è ancora tempo di correre.
È tempo di restare accanto al fuoco.
Meditazione del fuoco custodito
Siediti in silenzio. La schiena è eretta ma non rigida, il respiro naturale.
Porta l’attenzione al petto, come se lì esistesse uno spazio protetto, un piccolo tempio interiore.
Immagina ora una fiamma sottile. Non è grande, non illumina tutto.
È una luce discreta, stabile, viva.
Non chiederle di crescere. Limitati a custodirla.
Con ogni inspirazione senti che il respiro le offre spazio. Con ogni espirazione senti che il corpo la protegge dal freddo, dal rumore, dalla fretta.
Rimani così per qualche istante, in questo tempo intermedio in cui nulla deve accadere e tutto sta già maturando.
Quando sei pronto, lascia che la fiamma resti dove deve restare e torna lentamente alla presenza.
Porta con te una sola consapevolezza: ciò che è vero cresce nel silenzio.



Grazie 🙏 molto bello questo 'ricordarsi' di rallentare