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Il Solstizio, il Drago e l’Ombra

  • Immagine del redattore: andrea bertolini
    andrea bertolini
  • 20 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 13 lug



C'è qualcosa di strano nel solstizio d'estate (21 giugno), il giorno più lungo dell'anno, da tempo immemorabile celebrato come la festa della Luce. Ma nessuno parla di ciò che quella luce, quando è davvero intensa, mostra di noi.

Il solstizio infatti è anche una soglia. Un momento in cui la natura smette di sussurrare e comincia a parlare ad alta voce, e quello che dice non è sempre rassicurante.

La luce non è soltanto qualcosa che consola. La luce rivela. A volte disturba. A volte ci mette davanti proprio ciò che avremmo preferito non vedere.

Nel Vangelo di Giovanni troviamo una delle frasi più potenti attribuite a Gesù: IO SONO la luce del mondo. Di solito questa espressione viene letta in senso religioso: Gesù può dire questo di sé perché è il Figlio di Dio, colui che porta agli uomini la luce divina. Ma nella visione gnostica quando il Cristo dice IO SONO si rivolge al VERO IO dormiente in ognuno di noi. Non l’io superficiale con cui ci identifichiamo ogni giorno, ma quella presenza interiore, quella scintilla di luce spesso nascosta sotto le paure, le abitudini e le maschere della vita ordinaria.

IO SONO la luce significa allora: dentro di me esiste una possibilità di coscienza capace di illuminare il cammino.



E qui la cosa si fa interessante, perché questa luce, se è autentica, non illumina solo ciò che è bello, nobile e rassicurante. Illumina anche le contraddizioni, le paure, le zone non pacificate, le parti di noi che abbiamo respinto nell’ombra. Ed è qui che il tema del solstizio incontra quello del Drago.

Ho esplorato questa figura a lungo, e nel mio ultimo libro, L'Alchimista e il Dragone, il protagonista scopre che il Drago non è semplicemente un mostro da combattere. È una figura molto più antica e complessa. Rappresenta una forza profonda, potente, a volte inquietante, che custodisce qualcosa di essenziale. Il Drago è la soglia. È ciò che ci spaventa e ci attrae nello stesso tempo. È l’Ombra che non può essere eliminata con un gesto di volontà, ma deve essere riconosciuta, attraversata, trasformata.

In questo senso, il solstizio d’estate diventa un momento prezioso di lavoro interiore. Non solo celebrazione della luce, ma domanda radicale: sono disposto a lasciarmi illuminare davvero? Sono disposto a vedere ciò che questa luce mostra di me? Posso restare davanti al mio Drago senza fuggire, senza giudicare, senza trasformarlo subito in un nemico?

Perché forse la vera luce non è quella che cancella l’ombra. È quella che ci permette finalmente di guardarla senza esserne divorati.



E allora, in questi giorni di massima luminosità, possiamo compiere un piccolo atto di presenza. Possiamo fermarci e chiederci: quale parte di me chiede di essere vista?

Quale paura, quale desiderio, quale ferita, quale forza dimenticata sta bussando alla porta della coscienza?

Forse il Drago che incontriamo non è venuto per distruggerci. Forse è lì da sempre, a custodire la Perla di Luce che non abbiamo ancora avuto il coraggio di reclamare.

 

Meditazione breve per il solstizio

Siediti in silenzio, con la schiena comoda ma presente.

Chiudi gli occhi e porta l’attenzione al respiro.

Immagina sopra di te un Sole alto, pieno, luminoso.

Lascia che la sua luce scenda lentamente sul capo, sul volto, sul petto.

Ora porta questa luce nel cuore.

Dentro di te pronuncia lentamente: Io Sono.

Non cercare di spiegare queste parole. Lasciale risuonare.

Poi immagina davanti a te una figura simbolica: il tuo Drago.

Non combatterlo. Non fuggire. Guardalo.

Chiedigli: che cosa custodisci per me?

Rimani qualche istante in ascolto.

Poi lascia che dal cuore parta una luce calma, dorata, verso questa figura.

Quando senti che il momento è concluso, torna al respiro.

Apri gli occhi lentamente, portando con te una domanda:

che cosa, oggi, sono pronto a vedere con più verità?


1 commento


franca ferrario
franca ferrario
13 lug

Un articolo molto intenso e ricco di spunti. Mi ha colpito soprattutto l’idea che la luce non serva a cancellare l’ombra, ma ad aiutarci a guardarla con maggiore consapevolezza. Anche la meditazione finale è semplice, ma molto evocativa.

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